GREENWASHING

GREENWASHING

Ciao ragazze/i, oramai tra le pratiche aziendali è molto diffuso il GREENWASHING. Spero che questo articolo possa servirvi ad evitare questo tipo di

Certificazioni Icea
⛔️⛔️PEG – CESSORI FORMALDEIDE – COCAMIDE DEA/MEA/TEA
Cosmesi Cruelty-free
VEGAN OK
Certificazione dei cosmetici – quali sono

Ciao ragazze/i,
oramai tra le pratiche aziendali è molto diffuso il GREENWASHING. Spero che questo articolo possa servirvi ad evitare questo tipo di trappole per un consumo consapevole e soprattutto rivolto al bio a 360°

Cosa è il Greenwashing?

Per definizione, il greenwashing è il tentativo di un’azienda di ingannare i propri clienti su come la propria azienda, i suoi prodotti o servizi interagiscono con l’ambiente. Le aziende che si dedicano al greenwashing cercano di rendere se stessi o i propri prodotti più eco-compatibili o ambientalmente sicuri di quanto non siano in realtà.

Molto spesso vediamo esempi di GreenWashing praticamente ovunque, solitamente sono aziende molto grandi, che spesso troviamo nel supermercato e distrubuiti dalla GDO, che aimè non hanno politica aziendale biologica, ma hanno come scopo solo quello di incrementare le vendite. (o nell’articolo mi concentrerò sopra tutto di quello cosmetico e della cura della persona)

Il GreenWashing è composto da due parole: dalle parole green (il colore tradizionalmente associato all’ambiente) e whitewash (imbiancare e, in senso figurato, insabbiare o mascherare qualcosa), il termine greenwashing fu coniato in America nei primi anni Novanta, dall’ambientalista Jay Westerveld, per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che avevano associato la propria immagine alle tematiche ambientali per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive.

Vediamo un po come riconoscere un Greenwashing e non cadere in tentazione all’acquisto.

  1. Per prima cosa assicurarsi sempre che ci sia almeno sull’etichetta le aziende certificatrici che dimostrano che il prodotto è biologico, quelli più conosciuti sono ICEA ed AIAB , vi invito a questa lettura per conoscere le altre aziende certificatrici in questo articolo “Certificazioni”
  2. Non fatevi ingannare dalla confezione , dalle immagini contenute o dal nome, specialmente se non trovate in etichetta le certificazioni: questo è lo sbaglio che si usa fare più di frequente, errore che può essere fatto da persone che si avvicinano per le prime volte al BIO.  NON sempre il nome o la confezione o l’etichetta che richiamino attenzione verso il BIO lo sono.

Evito di fare i nomi per non incorrere in denuncie, quindi vi descrivo a grandi linee cosa è contenuto o cosa potrebbe esserci che non va, e da li prestare maggiore attenzione: diciture riportanti “Ingredienti al 100% naturali” , “EcoBio-Friendly” , “Biologico” e senza nessuna certificazione è già stare sull’attenti, quindi seconda cosa da fare e controllare gli ingredienti presenti , si chiamano INCI. Se non si conosce il brand lo puoi analizzare utilizzando le app come Greenity, Biodizionario oppure EcobioControl. (ma anche se conoscete il brand , controllate sempre gli inci)

Questi sono i 7 peccati di chi pratica il GREENWASHING:

  1. Peccato di omessa informazione (hidden trade-off), si commette suggerendo che un prodotto sia “green” sulla base di un limitato insieme di caratteristiche, senza porre attenzione ad altri importanti problemi ambientali. Un tipo di carta, per esempio, non è necessariamente preferibile ad un altro dal punto di vista ambientale solo perché gli alberi da cui proviene sono coltivati e tagliati secondo metodi ecologicamente corretti. Altri fattori nel processo produttivo della carta possono essere ugualmente o più importanti, ad esempio i consumi di energia, le emissioni di gas serra, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. (è il peccato più comune come si vede nel grafico).
  2. Peccato di mancanza di prove (no proof), si commette ogni volta che si fanno affermazioni sulla natura green di un prodotto che non sono sostenute da dati, informazioni o evidenze facilmente verificabili o da una certificazione indipendente. Esempi comuni sono tessuti che dichiarano di contenere percentuali di materiali riciclati senza fornire alcuna evidenza misurabile.
  3. Peccato di vaghezza (vagueness), si commette quandole affermazioni sono così generiche o imprecise che il loro reale significato non è comprensibile dal consumatore. La dichiarazione che un prodotto è 100% naturale è un esempio di questo tipo. L’arsenico, l’uranio e la formaldeide sono tutti 100% naturali, ma altamente velenosi. Essere 100% naturale non significa necessariamente essere green.
  4. Peccato di irrilevanza (irrelevance), si commette quando le affermazioni possono essere veritiere, ma sono irrilevanto o non aiutano il consumatore nella selezione di prodotti ecologicamente preferibili. La dichiarazione CfC free, ad esempio è usata spesso per definire green un prodotto, malgrado il fatto che il CfC (clorofluorocarburo, ritenuto uno dei responsabili del cosiddetto buco dell’ozono) è oggi proibito per legge già da diversi anni e quindi tutti i prodotti sono CfC free.
  5. Peccato del minore dei due mali (lesser of two evils), si commette quando le affermazioni possono essere vere all’interno di una specifica categoria di prodotti, ma tendono a distrarre il consumatore dal fatto che il consumo di quello specifico prodotto ha di per sé un grande impatto ambientale. Un esempio sono le auto sportive di grossa cilindrata che consumano meno della media della categoria.
  6. Peccato del raccontar frottole (fibbing), si commette quando, si fanno affermazioni semplicemente false. Si tratta di un peccato oggi poco frequente. Un tipico esempio è la falsa dichiarazione che un prodotto rispetti o sia compatibile con un determinato standard, ad esempio di consumi energetici.
  7. Peccato di adorazione di false etichette (worshiping of false labels), si commette quando attraverso parole, immagini o simboli un prodotto da la falsa impressione del patrocinio o della certificazione da parte di un soggetto indipendente, tipicamente attraverso falsi marchi.

Non mi dilungo troppo nell’articolo, ma l’unica cosa che mi sento di dirvi è quella di sostenere le piccole realtà, quelle gestite da aziende di artigiani e sopratutto quello di imparare a leggere gli inci, anche perchè molto spesso, ci sono aziende che non possono permettersi di pagare la Certificazione (AIAB ed ICEA), ma hanno inci verde e pulito.

Vi consiglio di fare questo giochino (anche se può sembrare banale) ma quanto ne conosci del GREENWASHING? (il gioco non funziona sui dispositivi mobili)

 

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