Earth Song and Micheal Jackson

Dopo l’articolo inerente alla giornata della terra ?? “Earth Day”, celebriamo questa giornata in un modo particolare parlando dell’inno alla Terra più famoso e significativo che sia mai stato creato: “Earth Song”, scritto, composto, arrangiato e cantato da Michael Jackson come un drammatico appello per il pianeta. La canzone a tema ecologico più conosciuta di sempre.
Ma che nesso c’è tra Michael Jackson e l’ecologia ?
Intanto occorre dire è che la “canzone della terra” è la canzone più forte e dirompente che sia mai stata scritta come monito per invitarci a correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
E’ l’inno più bello che sia mai stato scritto per Madre Terra, delicato e disperato al tempo stesso, maestoso e struggente come la terra violata, come Michael stesso.
E’ il più potente e drammatico urlo musicale contro la distruzione ambientale ma è anche un incitamento a prendere coscienza e ad agire, come lo sono molti brani di Michael Jackson sui temi sociali. “Michael disse che voleva una canzone in grado di aprire la coscienza delle persone e non che, semplicemente, le emozionasse. Voleva che agissero. E questo è precisamente ciò che molti hanno fatto.” (Joseph Vogel, MAN IN THE MUSIC – La vita creativa di Michael Jackson, Arcana, 2012).

Tutti conoscono Michael Jackson ma, in genere, lo si conosce poco: spesso solo per le bugie denigratorie e diffamanti che in tanti anni stampa e tv hanno detto e scritto di lui, fino a distruggerlo.
C’era uno scopo preciso nelle calunnie e nelle campagne mediatiche contro Michael Jackson, come c’era uno scopo nelle false accuse da cui è stato completamente assolto nel 2005.

Ma all’assoluzione i media non hanno dato lo stesso risalto che hanno dato alle accuse. Lo spiega bene Adriano Celentano nell’articolo sul Corriere della Sera del 28 giugno 2009: “Per dieci anni i «criminalmedia» lo hanno massacrato nonostante lui si dichiarasse innocente e nonostante nessuna prova sia mai emersa. Lo hanno distrutto, devastato, piegato in due. E quando finalmente avevano l’opportunità di farlo rialzare per il giusto riscatto di fronte al mondo, i media cos’hanno fatto? Gli hanno dato l’ultimo colpo di grazia: hanno detto «Michael Jackson è stato assolto». Ma lo hanno detto talmente a bassa voce che la pugnalata infertagli dai media stavolta è stata fatale”. Ma si sa: il gossip scandalistico e le invenzioni diffamatorie fanno vendere e guadagnare molto, cosa che non avviene se si raccontano le opere benefiche e umanitarie, l’umiltà al di là delle apparenze, la spiritualità e i messaggi antirazzisti e di pace dell’uomo di spettacolo più famoso del mondo.

E’ stato completamente assolto dai ben 14 capi d’accusa, tutti costruiti ad arte, dopo un lungo processo che ha dimostrato che i fatti non sono mai esistiti e che i testimoni erano stati pagati fior di quattrini per dire il falso. Ma ormai erano stati fatti danni irreversibili alla sua immagine e ne è uscito distrutto fisicamente e psicologicamente. Chi voleva questo, l’ha ottenuto.

Ma qui parliamo del lato ecologista di Michael, del suo amore per la natura, del suo desiderio di un mondo migliore e del suo invito a curare il mondo, per noi, per i nostri figli e per “l’intera razza umana” come dice in un altro famoso brano, “Heal the World”.

Ma diversamente da Heal the World, che è una canzone umanitaria (come la ancor più nota “We are the World” con una melodia semplice in modo che tutti possano cantarla, al di là della lingua e della cultura di appartenenza, Earth Song è epica, drammaticamente teatrale ma di una teatralità primordiale.
Incorpora elementi del gospel, del blues, dell’opera e del pop-rock per dipingere una panoramica demoralizzante, disperata, del presente: evoca una devastazione in cui non c’è posto per illusioni su come stanno davvero le cose.
“Che cosa abbiamo fatto al mondo”
“Guardate che cosa abbiamo fatto”.

E parla della profonda disillusione e confusione che ne deriva:
“Prima sognavo sempre
Guardavo al di là delle stelle
Adesso non so dove ci troviamo
Anche se so che abbiamo vagato lontano”.

Era un tema che Jackson aveva a cuore da molto tempo. In un’intervista del 1995, quando fu pubblicata nell’album History, disse: “Sentivo così tanto dolore e sofferenza per la condizione del pianeta. E per me questa è proprio la Canzone della Terra perché credo che la natura sia facendo di tutto per compensare la cattiva gestione da parte dell’uomo… Credo che la terra sia ferita e stia soffrendo ed è questo che mi ha ispirato
“Che ne pensate della Terra che sanguina?
Non sentiamo le sue ferite
Che ne pensate della terra santa
Distrutta dal credo
E dell’uomo comune?
Non possiamo liberarlo?
E dei bambini che muoiono?
Non li sentite piangere?
Dove abbiamo sbagliato?
Qualcuno mi dica perché…

Il video di “Earth Song” è un tour de force visivo, un giro in sei diversi continenti.
In sette minuti mostra i vari modi in cui l’uomo, la tecnologia e l’avidità distruggono il mondo: le foreste pluviali rase al suolo, animali stupendi uccisi dai bracconieri, una foresta del Nord America completamente bruciata, la distruzione materiale e morale causata dalla guerra.
A circa metà del video, all’unisono con tutti i popoli della terra, donne e uomini delle diverse culture, Michael cade in ginocchio e affonda le mani nella terra.
E’ una scena indimenticabile come quella che segue: mentre tutti scavano nel terreno per la disperazione e implorano, un forte vento si alza e comincia a spazzare tutto il globo, costringendo le persone ad aggrapparsi ai tronchi degli alberi, al terreno o l’uno all’altro.
Poi le grida di dolore si placano e subentra lo stupore quando ritorna la vita: gli elefanti e le zebre morti si rialzano, i fumi inquinanti rientrano nelle ciminiere, i delfini nuotano liberi, gli alberi arrivano al cielo e la terra viene riportata alla sua condizione naturale.
E così il grido di dolore per la natura offesa e distrutta dall’incuria diventa un inno alla vita che può continuamente rigenerarsi secondo i cicli naturali se l’uomo smette di distruggere tutto.
L’ultima immagine che rimane impressa nella mente di chi guarda è l’albero tagliato che si ricompone mentre il coro gospel realizza il trionfo dell’impensabile.

Il pittore ufficiale di Michael Jackson, David Nordhal, ha sottolineato che in Earth Song ci sono immagini fortemente collegate all’idea che i Nativi Americani avevano della capacità della Terra di reagire agli eventi catastrofici.
Michael Jackson, oltre ad avere antenati delle tribù Choctaw e Cherokee, era un uomo colto (accanito lettore e curioso su tutto, aveva una biblioteca di oltre 20.000 volumi di letteratura, arte e scienze) , molto interessato alla storia e alle tradizioni della sua terra, come di tutte le culture del mondo. Sicuramente conosceva le leggende indiane che raccontano della terra che si ripulisce e delle forme viventi che si rigenerano.
La prima ispirazione della “Canzone della Terra” arrivò a Michael nel 1988. Il 1988 fu un anno disastroso per il pianeta, tanto che Time dedicò la propria copertina alla “Terra in pericolo di estinzione” invece che alla “Persona dell’Anno”.

Gli “cadde in grembo… dal cielo” come dice lui stesso, a Vienna, durante una tappa del Bad Tour, mentre era in piedi a rimuginare in solitudine davanti alla finestra dell’albergo da cui poteva vedere tutta la città. Michael era sempre stato sensibile alla sofferenza e all’ingiustizia. Ma negli ultimi anni il suo senso di responsabilità morale era cresciuto ed era profondamente coinvolto nel tentativo di capire e cambiare il mondo con tutti gli strumenti a sua disposizione: la sua arte e le sue azioni umanitarie. Man in The Mirror, contenuto nell’album Bad uscito nel 1987, è il brano che più di tutti testimonia questo impegno nella denuncia sociale.

Vedo i ragazzi per le strade, senza abbastanza cibo
Chi sono io per essere cieco?
Pretendendo di non vedere i loro bisogni
Una disattenzione estiva, una bottiglia rotta in cima
E un’anima di un uomo
Loro s’inseguono nel vento lo sai
Perché non hanno un posto dove andare
Ecco perché voglio che tu sappia
Che sto iniziando con l’uomo nello specchio
Gli sto chiedendo di cambiare la sua strada
E nessun messaggio potrebbe essere più chiaro
Se vuoi rendere il mondo un posto migliore
Dai un’occhiata a te stesso, e poi fai un cambiamento
Sono stato vittima di un tipo di amore egoistico
Questo è il momento in cui ho realizzato
Che ci sono persone senza casa, senza un centesimo da prestare
Potevo essere veramente io, a pretendere che non fossero soli?

E’ impressionante constatare quanto siano attuali le immagini che Michael Jackson aveva scelto nel 1988 per il suo video.

Dopo quella iniziale ispirazione, Michael lavorò a Earth Song in più riprese nell’arco di 6 anni, alla ricerca dei suoni che riuscissero a trasmettere esattamente ciò che voleva evocare: i suoni per richiamare l’istante preciso della creazione, l’inizio della vita, fino a quelli che raccontano la fine del pianeta a causa dell’uomo.
Nel frattempo ha scritto poesie e altri brani di denuncia sociale come “Black or White” e “They Don’t Care About Us”.
Planet Earth è una delle poesie pubblicate nel 1992 in “Dancing The Dream”, il libro che tutti dovrebbero leggere per conoscere l’essenza di Michael Jackson, il suo spirito puro e indomito che voleva curare il mondo e che, per questo, è stato osteggiato in tutti i modi e messo a tacere.

“Pianeta Terra, mia casa, mio luogo
Capricciosa anomalia nell’oceano dello spazio,
Pianeta Terra sei proprio tu
Che galleggi su una nuvola di polvere
Un piccolo globo, pronto ad esplodere
Un pezzo di metallo destinato ad arrugginire
Un granello di materia nel nulla inconsistente
Una solitaria astronave,
Un immenso asteroide ?
Fredda come una roccia senza colore
Tenuta insieme solo da un po’ di colla
Qualcosa mi dice però
Che tutto ciò non è vero,
Sei tu il mio tesoro, soffice e blu
Ti importa, lo sai, che sei parte delle emozioni più profonde nel mio cuore ?
Premurosa con le tue brezze, carezzevole e pulsante di musica
Tu vivi nella mia anima.
Nelle mie vene ho sentito il mistero
Dei sentieri del tempo, dei libri di storia
Nel mio sangue pulsare eterne canzoni di vita,
Ho danzato il ritmo dell’alta e della bassa marea
Le tue bramose nuvole Le tue tempeste d’elettricità
Si formano in me come turbolente bufere
Ho assaporato il salato, l’amaro, il dolce
di ogni incontro, della passione,
Dell’impetuosità
Il tuo tumultuoso colore.
La tua fragranza, il tuo sapore
Hanno scosso i miei sensi
Oltre ogni limite.
Nella tua bellezza ho scoperto il senso
Dell’eterna beatitudine, il momento di ora.
Pianeta Terra, nobile e blu Chi amo con tutto il cuore sei tu.”

da “Dancing The Dream”, 1992 – in Italia “Danzando il sogno”, Quantic Publishing, 2010

Earth Song doveva essere il brano di chiusura degli spettacoli che Michael avrebbe dovuto tenere a Londra a partire da luglio 2009 e che non furono mai realizzati. Con “This is it” Michael Jackson non voleva offrire solo divertimento ed evasione. Desiderava che fosse qualcosa di nuovo, mai visto prima, qualcosa di profondo, in grado di cambiare la coscienza della gente. Del resto sapeva che sarebbero stati i suoi ultimi spettacoli dal vivo e Earth Song avrebbe rappresentato il suo testamento.
Nel filmato in 3D creato apposta per l’esibizione, una bambina si addormenta in una foresta e quando si sveglia intorno a lei è tutto bruciato. A Jackson piaceva la metafora della gente addormentata mentre i problemi diventano incontrollabili.

“E’ come un treno impazzito…. abbiamo solo 4 anni” disse.
Verso la fine del brano, voleva che la bambina e il trattore del filmato si materializzassero sul palco e si avvicinassero al pubblico. Poi dal trattore doveva uscire un uomo. “Non sono le macchine che stanno distruggendo la Terra ma le persone” era il messaggio che voleva comunicare. E voleva chiudere lo spettacolo proprio con questa nota desolante ma intensa. “Niente lieto fine” insistette con il coreografo. L’ultimo giorno di prove, ad un certo punto Michael indica il suo pubblico immaginario e dice “Tu, tu, tu, noi, noi”. (J.Vogel, Man in the Music)

Invito tutti a conoscere a fondo Michael Jackson perché è una fonte inesauribile di conoscenza, di riflessioni sul mondo e sulla natura umana, ma anche di emozioni e sentimenti.
Come ha scritto una mia cara amica “Michael è una sorgente: al posto dell’acqua zampilla L.O.V.E. e più bevi più ne hai sete”. E’ un mondo ricchissimo non solo di musica e di danza a livelli eccellenti.
E’ la capacità di esprimere all’ennesima potenza tutta la gamma dei sentimenti umani, è altruismo e generosità, ma anche la capacità di porre questioni gravissime di portata planetaria attraverso la musica, di aiutare concretamente bambini malati e persone in stato di bisogno, attraverso le donazioni, entrando nel cuore della gente come nessun altro artista ha saputo fare.

Michael Jackson aveva e ha tutt’ora il potere di unire le persone e di farle collaborare per progetti di beneficenza e di cambiamento comuni.
Ma non era un politico. Era un artista che ci ha mostrato la via della fratellanza universale e della necessità di agire contro le ingiustizie, ognuno a modo suo e secondo le sue capacità.
Era un vero agente di cambiamento, oltre che un messaggero spirituale, come dicono molti studiosi. Per questo hanno fatto di tutto per annientarlo e alla fine ci sono riusciti. Così come è accaduto per tanti giusti al mondo.
A noi non resta che raccogliere la sua eredità: guardarci nello specchio e agire per fare i cambiamenti che vogliamo vedere nel mondo (come diceva Gandhi, figura di riferimento di Michael stesso), avere il coraggio di denunciare e lavorare con costanza, senza lasciarci intimorire, come lui ha fatto fino all’ultimo giorno.

 

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